Mercoledì, 12 Ottobre 2016 02:00

SOLIDARIETÀ. ANCHE OLTRE IL "VICINO".

E' il 1967 quando Papa Paolo VI ricorda all'umanità il suo "dovere di solidarietà" nei confronti dei paesi poveri. "Nessun popolo potrà mai progredire senza l'aiuto degli altri popoli" _ aveva dichiarato.

Non ci addentreremo nell'impervio terreno di responsabilità di alcuni popoli, la cui opulenza si regge proprio sulle curve spalle dei tanti Sud. Anche questi, sì, popoli, ma di levatura diversa. Qui, infatti, l'evoluzione darwiniana, priva com'è di etica e cuore, irrompe come la più spontanea e naturale legittimazione della distanza tra esseri umani: tra popoli di serie A, evoluti e ricchi, e popoli di serie B, primitivi e poveri. Come se il divario fosse una mera questione bio-evolutiva, slegata da evidenti responsabilità morali.

Certo Papa Paolo VI non intendeva proprio questo. Fino ad oggi, infatti, quel che è successo è che i Sud del mondo si sono visti vuotare da ogni risorsa, umana e materiale, in nome del progresso di un lontano e meritorio Occidente. Un aiuto, in termini di materie prime, decisamente lauto. Questo corpulento occidente deve dunque farne i conti, sopratutto per il solco lasciato dai suoi pesanti passi verso l'evoluzione, per lo meno così si ama definirla.

La solidarietà infatti, in Treccani: "reciproco sostegno, sentimento di fraternità che nasce dalla consapevolezza di un'appartenenza comune e trova espressione in comportamenti di reciproco aiuto e di altruismo", richiama alla reciprocità. Reciprocità finora venuta meno. A risultare è infatti un moto unidirezionale dai Sud verso il Nord. E' necessario dunque riabilitare il significato proprio di solidarietà, compiendo il moto inverso. Dal Nord verso i Sud.

Un ripristino del "dare" come dovere naturale derivato di un patto di umanità che lega ogni individuo su questa terra.

Interiorizzare questo procurerebbe il venir meno del dominante pensiero "meglio aiuto chi mi sta vicino" ... Facciamo parte di "un'unica grande famiglia umana". Vicini. Lontani.

 

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