Mercoledì, 20 Maggio 2020 10:57

SERVIZIO CIVILE: VOLONTARI IN RACCONTO

Anche in Sicilia in nostri operatori volontari si sono dati un gran da fare durante il lockdown...

Oggi scopriamo l'esperienza di Valeria Augello e Sinagra Grazia, impegnate nel progetto Nel Viaggio della conoscenza _ Istituto Madre Mazzarello - Palermo

Era il 15 gennaio 2020 quando, in dodici, abbiamo iniziato l’avventura del servizio civile presso l’Istituto salesiano Madre Mazzarello di Palermo. Chi avrebbe mai potuto immaginare che, proprio quando la nostra esperienza stava sempre più prendendo forma, una pandemia mondiale sarebbe arrivata per fermare tutto all’improvviso? Ammettiamo che, inizialmente, la nuova realtà ci ha proprio spiazzati. Ci siamo trovati a passare dall’incontro ormai quotidiano con i nostri ragazzi tra i corridoi della scuola, dall’avvio di un processo di incontri e relazioni ad un improvviso “lockdown” come arma per combattere un virus che da qualche mese ha completamente stravolto le nostre vite.

Ciascuno di noi ha probabilmente scelto di intraprendere il servizio civile per motivi diversi ma è certo che un fondamento comune si possa trovare: il desiderio di mettersi a servizio dell’altro, crescere umanamente, professionalmente, vivere un’esperienza basata su un percorso “umano”, fatto di incontri, relazioni, percorsi condivisi. Ciascuno ha accettato il compito che gli è stato affidato con la certezza che il lavoro svolto e il tempo trascorso all’interno dell’Istituto sarebbe stato intenso ma ricco di esperienze. Sicuramente avevamo delle precise aspettative al riguardo e adesso, inevitabilmente, almeno per il momento, vanno rimodulate. Con la chiusura delle scuole infatti, il passaggio dal mondo reale a quello virtuale è stato immediato.  La proposta di proseguire il nostro servizio, la nostra esperienza direttamente da casa, attraverso la modalità “smart working” è stata inaspettata ma ben accolta.

Ci siamo trovati immersi nella “didattica a distanza” insieme a docenti e ragazzi, riprendendo contatto con ciò che avevamo lasciato attraverso l’utilizzo di uno schermo. Capita, tra un’attività e l’altra, di fissare il PC ed avere la sensazione che manchi qualcosa. Per un attimo sembra mancare l’aspetto centrale, quell’ umanità e quella concretezza che stanno alla base di un ambiente educativo fatto di incontri di sguardi e relazioni. Al tempo stesso, paradossalmente, ci si  rende conto della straordinaria possibilità che la tecnologia ti offre ogni giorno e di quanto quel lato “umano” sia presente anche in queste circostanze ma attraverso modalità differenti.

I giorni si susseguono, le lezioni e le attività  continuano, ognuno fa il possibile per portare avanti il proprio lavoro al meglio. Sarà forse per questo ma è come se il concetto di  “servizio civile” diventasse in qualche modo più chiaro, come se questa strana circostanza sottolineasse l’idea stessa di “servizio”, “sostegno”, “lavoro comune”, “azione”. Sono passati solo pochi mesi dal nostro arrivo all’Istituto Madre Mazzarello ma sin dall’inizio la nostra OLP ci ha spesso ripetuto: “Siamo una famiglia”. Ecco, continuare il nostro servizio nonostante tutto, accompagnare i ragazzi, seppur virtualmente, vivere questo insieme, dà l’idea di essere parte integrante di una vera famiglia.

D'altra parte, durante i primi incontri di formazione, tra le varie riflessioni, ci siamo spesso soffermati su due concetti: il fatto che nessuno di noi volontari è arrivato qui per caso e che, attraverso il  servizio civile, diventeremo “qualcosa di più”. Ciascuno di noi, con il proprio ruolo, con il proprio lavoro, sta mettendo in gioco se stesso, sta offrendo ciò di cui dispone, esperienze, competenze, abilità e, anche se quel “qualcosa in più” si rivelerà molto probabilmente al termine di questa esperienza, sentiamo di poter dire che esserci trovati a dover cambiare prospettive e modalità di lavoro a causa della pandemia ci farà sicuramente proseguire, affrontare la nostra esperienza già con un qualcosa in più. Senza dubbio speriamo di tornare presto alla normalità, di riabbracciare i nostri ragazzi, giocare e crescere con loro, facendo nostro sempre di più, giorno dopo giorno, il progetto educativo di Don Bosco: “L’educazione è cosa di cuore”.

Valeria e Grazia 

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Il VIDES crede nell’intuizione di Don Bosco e di Madre Mazzarello che sia possibile educare i giovani ad essere protagonisti della propria realizzazione, riconoscendo particolare valore all’educazione, promozione e formazione, onde assicurare loro uno sviluppo adeguato ai tempi e al progresso tecnologico nella società.

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