Martedì, 28 Luglio 2020 12:11

SERVIZIO CIVILE. VOLONTARI IN RACCONTO

Le situazioni, soprattutto le più difficili e impreviste, sono uno spunto creativo per reinventarsi, per ripensare il proprio impegno davanti alla nuova realtà, ai nuovi bisogni. Il VIDES, come ormai sapete, facendo tesoro del nuovo scenario dovuto al corona virus ha rimodulato i progetti di Servizio Civile. A venir fuori è stato uno spettro di attività e, soprattutto, di modalità di servizio mai prese in considerazione prima. Lo dimostra il lavoro di Davide e Matteo, volontari impegnati nel progetto di Servizio Civile "Cittadini della Terra" a Roma

 

Siamo Matteo e Davide, volontari di servizio civile presso la sede di San Saba. Lavoriamo su un progetto denominato “CITTADINI DELLA TERRA” con l’ obiettivo di sensibilizzare e trovare possibili soluzioni al problema dell’ inquinamento globale. Fino a pochi mesi fa il nostro progetto si svolgeva in ufficio con altri colleghi ma il COVID19 ha cambiato i nostri piani, tenendoci lontano dai colleghi e, come tutti, costringendoci al lavoro da casa.

Nelle difficoltà è vietato buttarsi giù ma è importante pensare in modo alternativo: non potendo più andare nelle scuole, abbiamo pensato di metterci in contatto con i ragazzi attraverso un questionario sviluppato sulla piattaforma “Google Forms”, con l’ obiettivo di scoprire  cosa i ragazzi sanno sul tema dell’ ambiente e come sarebbe il loro mondo ideale.

 

UNA PASSEGGIATA PLANETARIA


PRIMO PASSO: L’ INFORMAZIONE

Quasi tutti i ragazzi affermano di aver ricevuto una educazione ambientale (86%), sorprende che oltre la metà (54%) dica di averla ricevuta in famiglia, prima ancora che a scuola.

Il fatto che l’ambiente sia un tema di interesse trova riscontro nella constatazione che gli adolescenti vanno in cerca di informazioni, anzitutto, in famiglia, che rappresenta per i ragazzi la prima fonte di informazione (65%) ma, paradossalmente, anche quella considerata meno attendibile e autorevole. Credibilità e attendibilità risultano, infatti, ad appannaggio dei siti internet specializzati, delle manifestazioni ed eventi organizzati sul tema, oltre che di trasmissioni tv, quotidiani e riviste.

Da quanto emerso, nel mondo giovanile, la cultura e la consapevolezza sulla tutela dell’ambiente è influenzata da tre figure fondamentali: la famiglia, la scuola e il web.

La famiglia risulta essere la figura più influente perché ha il compito di gettare le basi della conoscenza. La scuola, invece, ha il compito di costruire su tali basi, instaurando consapevolezza e curiosità nella gioventù.  Il web, dove i giovani possono trovare risposte alla loro curiosità ma spesso anche fake news in cui inciampare.

 

SECONDO PASSO: LA CONSAPEVOLEZZA DEL PROBLEMA

I giovani sono preoccupati per l’ambiente (81%) tanto da dirsi pronti, per il futuro, ad adottare uno stile di vita “più sostenibile” (ad esempio utilizzare la bici o fare acquisti ecologici). I maschi “più sostenibili” delle femmine (64% v/s 55%), ma solo a parole perché alla prova dei fatti lo sono poco di meno. I giovani sono preoccupati soprattutto pensando all’intero Pianeta (81%), meno per la situazione ambientale del proprio Paese e del territorio in cui vivono, anche se tra i ragazzi del Sud si registra un livello di preoccupazione locale maggiore rispetto alla media.

Secondo i giovani, quindi, il problema fondamentale sono le condizioni del pianeta in cui abitiamo e di cui non siamo proprietari, bensì affittuari. “Bisogna lasciare questo pianeta alle future generazioni come lo abbiamo trovato o se possibile migliorato”.

 Pensano che il cambiamento non può che partire da loro “siamo artefici del nostro destino e bisogna sollecitare la società civile alla difesa dell’ ambiente”.  Quello che più spaventa è il cambiamento ma non sempre le nostre abitudini sono corrette e spesso bisogna guardare le cose da un punto di vista diverso e capire che le abitudini non sono più azioni consapevoli, ma consuetudini cristallizzate dal tempo.

Non bisogna poi fermarsi all’idea che la tutela dell’ ambiente consista solo nella raccolta dei rifiuti organizzata e il riciclaggio, in realtà, riguarda molti altri problemi come il  degrado della terra, la deforestazione e l’ inquinamento atmosferico.

Prendere consapevolezza di tali sfide è un bel passo avanti, ma per fortuna i nostri giovani hanno anche elaborato possibili soluzioni, dando così concretezza alle loro parole.

 

TERZO PASSO: LE POSSIBILI SOLUZIONI AL PROBLEMA

La differenziata è risultata essere la soluzione più diffusa ed è anche lo strumento più importante che abbiamo in azione, il quale può aiutare, ma non risolve il problema.

Occorre attuare misure preventive e lavorare “alla radice” del problema, iniziando ad evitare gli sprechi e sollecitando l’ introduzione di una economia circolare , ovvero un sistema eco-sostenibile che permetta una rigenerazione continua e automatica in modo da evitare rifiuti superflui. Qualche passo avanti è stato già fatto e lo dimostrano le battaglie per l’utilizzo di packaging più sostenibili e verso la digitalizzazione di molte funzioni che preferiscono l’uso del cartaceo, riducendo così le deforestazioni.

Tra i giovani sono emerse ulteriori soluzioni come il consumo di cibi a chilometro zero, che ridurrebbe sia l’ inquinamento atmosferico, dovuto al trasporto, che il voluminoso packaging, inoltre, limitare l’uso continuo e incondizionato di luce e acqua, se non strettamente necessari.

Infine, ultima ma non ultima, è emersa la tutela della biodiversità per la quale s’ intende la coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali, le cui reciproche relazioni creano equilibrio.

 

QUARTO PASSO: SE CAMMINIAMO TUTTI INSIEME, UN PASSO ALLA VOLTA ARRIVEREMO AL TRAGUARDO

Dalle risposte dei ragazzi emerge un’immagine decisamente positiva della raccolta differenziata, a cui si attribuisce un doppio valore: culturale, in quanto è segno di civiltà (87.4%); contribuisce a rendere l’Italia un Paese più moderno e avanzato (81%) e aiuta gli individui a sentirsi membri responsabili della comunità (80.7%) ed ecologico perché accresce il rispetto dell’ambiente e la cultura ecologica degli italiani (90%), contribuisce a ridurre l’inquinamento (86%), evita la dispersione nell’ambiente di diversi materiali, a volte dannosi (85.4%) e molti sprechi (84%), aiuta a lasciare ai giovani un mondo più pulito (83.6%).

Non esistono risultati epocali senza difficoltà che rendono l’obiettivo più difficile. I giovani hanno riscontrato tanta confusione sui comportamenti da tenere, e, a tal proposito, sarebbe necessario attuare una riqualificazione culturale, ma ciò richiede del tempo, e il vuoto culturale degli organi dell’informazione di certo non aiuta e rende tutto più difficile, poiché diffondono messaggi poco chiari e  dettagliati.

Un’ ulteriore sfida è rappresentata dal fatto che  molti giovani sono ancora disinteressati all’argomento, il che li porta ad una bassa consapevolezza di ciò che ci riserverà il futuro.

Troppo spesso  la preoccupazione è per se stessi e non per la collettività. Occorre sensibilizzare a fondo sulla stretta relazione uomo-ambiente e su come le azioni dei singoli individui ricadano sulla collettività.

I giovani riscontrano una grande difficoltà di indurre cambiamenti nelle abitudini e nei comportamenti concreti e radicati, nonché una poco efficace comunicazione e divulgazione del tema stesso.

L’istruzione e la curiosità sono le risposte alla nuova domanda di competenze, espresse dai mutamenti economici e sociali per colmare le lacune di contenuti relativi alla conoscenza, conservazione e uso sostenibile della biodiversità.

L’attività di cooperazione va finalizzata alla crescita formativa dei giovani, soprattutto in ambito ambientale, e al superamento dei pregiudizi etnici. La natura va protetta a prescindere dagli interessi dell'uomo attraverso interventi di sensibilizzazione anche nel contesto dell’educazione di base.

Da tutto questo, comunque, emerge una generazione che ha a cuore l’ambiente ed è consapevole dell’importanza dell’impegno personale a favore della causa. 

Non conosciamo tutte le soluzioni e spesso non sappiamo nemmeno come metterle in atto ma una cosa è sicura, per costruire una buona cultura ambientale bisogna partire dai giovani.

Educazione, informazione, comunicazione e partecipazione: questa è la formula magica per un mondo migliore. Uniti si vince.

 

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE IL QUESTIONARIO E I RISULTATI COMPLESSIVI

  

 

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Il VIDES crede nell’intuizione di Don Bosco e di Madre Mazzarello che sia possibile educare i giovani ad essere protagonisti della propria realizzazione, riconoscendo particolare valore all’educazione, promozione e formazione, onde assicurare loro uno sviluppo adeguato ai tempi e al progresso tecnologico nella società.

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